Nota: Se stai leggendo questo messaggio è perchè non vedi i nostri file css, oppure perchè non hai un browser "standards-compliant browser". Leggi l'aiuto.

TechTarget Italy & 01net Network SearchCIO.it SearchNetworking.it SearchSecurity.it 01net 01netCIO 01netPMI 01netTRADE 01netNETS iTechStudio Digifocus Applicando CIO Club ProntoImprese IlSoftware
Cerca
in
L'esperto risponde
Come espandere correttamente le risorse di storage?
28 Settembre 2009

In azienda abbiamo un sistema composto da due server e 35 client. Nonostante abbiamo già fatto un’espansione dei dischi sui server, oramai lo spazio di storage disponibile è prossimo alla fine. Considerando che ulteriori espansioni interne non sono possibili pensavo ad una soluzione esterna con collegamento di rete ma sono in dubbio se utilizzare una semplice unità esterna in RAID 1 oppure un più costoso NAS da almeno 1 TB magari in RAID 5.

Prima di escludere del tutto la possibilità di espandere internamente la capacità di storage del server (probabilmente per mancanza di spazi fisici per ulteriori meccaniche, o per mancanza di altre connessioni IDE o SATA interne) è consigliabile verificare se sia possibile semplicemente sostituire i dischi interni con altri di maggiore capacità.

Oggi si possono trovare facilmente meccaniche SATA2 da oltre 1 TB, con cache onboard di diverse decine di MB. Se il server è equipaggiato con dischi di capacità inferiore può quindi bastare sostituire le meccaniche esistenti con altre nuove e di taglio maggiore. Per il trasferimento dei dati, anche fra dischi di capacità differenti, si potranno usare strumenti software rapidi ed affidabili come il prodotto di Acronis.

Se per qualche motivo la strada dell’upgrade di capacità delle meccaniche interne non fosse praticabile, si potrebbe valutare la possibilità di collegare dischi USB al server, così che risultino gestibili, condivisibili, controllabili, ecc., esattamente come le unità interne.

Dei dischi con collegamento USB 2.0 (480 Mbps) hanno prestazioni del tutto simili ai dischi interni IDE o SATA2, anche se questi ultimi sono in grado di supportare velocità di picco di 1.5 o 3.0 Gbit/s. In realtà, solo quando i dati richiesti si trovano già nella cache di bordo dell’unità disco è possibile sfruttare questo potenziale di banda. Nei casi, di gran lunga più frequenti, in cui i dati devono essere letti da disco, la banda netta effettiva di 30-40 Mbyte/s che i dischi USB riescono a raggiungere risulta adeguata alla velocità con cui le meccaniche dei drive possono fornire i dati.

Se il server è piuttosto vecchio e non dispone di porte USB 2.0 ma solo USB 1.1, oppure se tutte le USB 2.0 che ha sono già impegnate per il collegamento di altre periferiche, è consigliabile installare un nuovo controller USB su scheda PCI, facilmente reperibile per meno di 20 euro. Evitare assolutamente di utilizzare degli hub USB per moltiplicare il numero delle porte: la banda di 480 Mbps sarebbe infatti condivisa tra tutti i dischi presenti, compromettendo, stavolta sì, il livello di prestazioni raggiungibile.

Come ultima opzione è effettivamente possibile dotarsi di un dispositivo NAS ossia un sistema dischi autonomo che si collega direttamente alla rete ed è configurabile attraverso la rete stessa, con un’interfaccia di amministrazione in stile web accessibile da browser.

Molti di questi prodotti hanno inoltre la capacità di gestire un insieme di dischi come un gruppo RAID, aumentando, a seconda dello schema scelto, l’affidabilità, le prestazioni o entrambi.

Si tenga presente, però, che questa soluzione apparirà ai PC client della rete come un terzo server indipendente, con sue proprie politiche di condivisione e autenticazione che l’amministratore dovrà aver cura di mantenere allineate a quelle dei due server già presenti. Ecco perchè, se sulla LAN aziendale esistono già dei server correttamente amministrati, è probabilmente il caso di potenziare quelli anziché introdurne di nuovi, che fra l’altro avrebbero sistema operativo proprietario e logiche amministrative a sè.

Infine, è da tener presente che il RAID si può ottenere anche da software. Su server Linux la procedura è prevista (mdadm) e supporta una grande varietà di schemi RAID. Anche alcune versioni di Windows supportano una modalità RAID software nota come Dynamic Disks.

Se il server fa solo da file server, ha una potenza di calcolo sufficiente ed è protetto da un UPS contro blackout e cadute di tensione, la soluzione RAID software non comporta nemmeno un significativo carico di lavoro per la CPU. Non necessariamente, quindi, per avere i benefici RAID si deve investire in controller hardware o addirittura unità NAS dedicate.

Il Sole 24 ORE S.p.A.

Sede Legale in Milano, Via Monte Rosa, 91 - Sede Operativa: Via Carlo Pisacane, 1 - Pero (MI)

Partita Iva - Codice Fiscale 00777910159 - Dati societari