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Il costo reale dei servizi di cloud computing
Strategie
Il costo reale dei servizi di cloud computing
In diverse situazioni, rivolgersi ai provider cloud può essere vantaggioso, ma riserva spese inaspettate. In ogni caso è meglio valutare se davvero non si ha già in casa ciò che si cerca all'esterno.
23 Dicembre 2009

I servizi di cloud computing consentono ai CIO di riallocare il denaro speso per l'hardware e il software, ottenendo spesso risparmi significativi. Ma bisogna valutare attentamente i costi nascosti.

Per esempio PropertyRoom.com, società californiana specializzata nello stoccaggio, vendita e consegna di proprietà sequestrate ha risparmiato mezzo milione di dollari delegando la gestione del data center a Savvis, fornitore di servizi per il cloud computing. Il risparmio è derivato dai server, dall'infrastruttura di rete, dalle licenze software e dal personale necessario a configurare i server e la rete.

Un costo significativo che è stato eliminato è la licenza del database Oracle: PropertyRoom.com paga una fee di 10.000 dollari al mese per avere il suo motore ospitato e manutenuto presso le infrastrutture di Savvis. E secondo il CTO di PropertyRoom.com, Dave Banks, nel giro di quattro o cinque anni il canone pagato a Savvis permetterà di ammortizzare la spesa che si sarebbe dovuto sostenere per mantenere il motore di aste in-house.

"Il risparmio rispetto alla spesa on-shot che abbiamo ottenuto attraverso un pagamento dilazionato nel tempo ci ha permesso di costruire oggi un altro magazzino - ha spiegato Banks -. Questo ci aiuta a risparmiare su molti altri costi, come per esempio il carburante. Trasportare merci da tutto il Paese nei nostri magazzini è molto costoso".

Il backup si aggiunge al costo dei servizi di cloud computing
Il canone mensile di Savvis comprende anche le esigenze di backup e di storage di PropertyRoom.com. La macchina virtuale del sito e i file del database risiedono su una storage area network (SAN) di proprietà e gestita da Savvis, la quale esegue anche i backup, che vengono memorizzati localmente e in un sito off-site per il disaster recovery.

I vantaggi del modello di archiviazione condivisa non si riscontrano solo in un risparmio sui costi - rispetto al dover costruire e mantenere una SAN propria - ma anche nel permettere alle macchine virtuali di essere spostate dinamicamente tra i server fisici in caso di guasti hardware o problemi di capacità.

Ma i servizi cloud per il backup dei dati possono originare costi inaspettati in un'organizzazione. Chris Howard, analista di Burton Group, ha paragonato il costo dei servizi di backup basati su cloud computing con quelli delle società di telefonia per il text messagging.

Uno dei suoi clienti europei, che stava valutando l'idea di avvalersi di un data warehousing cloud-based attraverso un modello a consumo, ha scoperto che gli sarebbe costato decisamente di più recuperare le informazioni da quel data warehouse di quanto non avrebbe speso per mantenere il data warehouse in-house.

"Il provider di cloud faceva pagare per l'accesso ai dati allo stesso modo con cui una società di telefonia mobile tariffa il servizio dei messaggi di testo - ha affermato Howard -. Se non si chiariscono sin da subito i diritti e i termini di utilizzo, si possono veder crescere molto in fretta i canoni d'uso".

Le offerte cloud mostrano rilevanti carenze
Molte organizzazioni che operano sul Web stanno valutando il modello di servizi basati sul cloud computing per risparmiare denaro, ma stanno trascurando le spese necessarie alla realizzazione delle medesime best practice che si dovrebbero mettere in atto quando si costruiscono internamente siti Web ad alte prestazioni. I CIO, per esempio, hanno la necessità di verificare i limiti della capacità di caching e di self-provisioning del provider cloud.

A seconda del fornitore di cloud scelto, i CIO possono ancora avere bisogno di una rete per la fornitura dei contenuti, di un load balancing globale e di un'abbondante caching nella loro architettura, ha spiegato James Staten, analista di Forrester Research.

Con il modello tradizionale di hosting, si fa una telefonata e il provider fa tutto il lavoro in background per aumentare la capacità. Con il cloud, l'aumento della capacità non avviene istantaneamente, al contrario di quanto credono molte persone. "Dipende dal vostro team di sviluppo applicativo creare un'interfaccia che permetta di attivare e disattivare automaticamente la capacità - ha sostenuto Staten -. Non pensate che i fornitori di Cloud si prendano cura di ciò che per voi”.

Lo sviluppo di applicazioni e il testing nel cloud ha mantenuto la promessa di ridurre pesantemente i costi di infrastruttura necessari a realizzare un ambiente di test che rispecchi quello di produzione. Inoltre, ha permesso agli sviluppatori di ampliare o ridurre rapidamente l'ambiente di prova, anziché sovraccaricare i propri server o di mettersi in coda nell'attesa di avviare un progetto in-house.

Ma le stesse regole si applicano ai test e allo sviluppo di progetti di grandi dimensioni, indipendentemente dal fatto che siano alloggiati nei data center di qualcun altro.

"Il testing e lo sviluppo di nuove applicazioni è decisamente più conveniente nel cloud, ed è il modo migliore per utilizzare il cloud secondo una base di affitto a breve termine - ha sottolineato Staten -. Ma se si stanno eseguendo test di funzionamento su vasta scala, che simulano 200.000 persone che stanno accedendo contemporaneamente a un'applicazione, non c'è modo più conveniente per gestire questo tipo di carico".

Il cloud non sempre è necessario
Se siete in quella situazione in cui è necessario realizzare una nuova applicazione che richiede la costruzione di un data center, vi risulterà sicuramente più conveniente rivolgervi a un fornitore di servizi di cloud computing. Ma avete provato ad analizzare quanta capacità inutilizzata avete in-house?

Prima di intraprendere la strada dei servizi cloud, i CIO devono valutare quali e quante risorse non sono in uso, per non parlare di quando scadono i contratti di locazione. Secondo, Anne Thomas Manes, analista di Burton Group, sono molteplici le organizzazioni che hanno mantenuto attivi per molti anni contratti di locazione con i provider di hosting avviando nel contempo iniziative di cloud.

"Se avete capacità in eccesso e leasing che non scadono per altri cinque anni, non ha senso che vi spostiate verso il cloud, perché avete già spese e spazio extra che dovete continuare a gestire", ha evidenziato Anne Thomas Manes.

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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