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Innovare in Italia
Cosa pensano i fornitori di tecnologie e di soluzioni sul tema del momento. Perché l'innovazione è questione di mentalità
Innovare in Italia

novembre 2006 Esistono tanti modi di dire innovazione oggi in Italia. Lo abbiamo appurato durante l'edizione 2006 di Smau, incontrando molti responsabili di società fornitrici di tecnologia e soluzioni.
Sono tutte persone consapevoli che il percorso dell'innovazione è forse l'unico che ha la capacità di tenere in linea di galleggiamento la competitività del nostro paese. Con loro abbiamo parlato di innovazione tecnologica, di prodotto, di soluzione, di azienda, di percorso di business. Ne è emerso un quadro in cui l'innovazione ha varie sfaccettature, di cui qualcuna, per dimensione e peso, è dominante.

Prendiamo quella dell'efficientismo. Per molti interlocutori, dire innovazione significa dire efficienza delle strutture produttive. Il che vuol dire ottimizzazione della gestione, concetto che basa i propri presupposti sulla razionalizzazione dei costi d'azienda. Tale visione dell'innovazione è legittima e realistica, e offre una chiara chiave di lettura del percorso evolutivo in cui si trova impegnata l'azienda italiana.

E se per tanti innovare equivale a dire risparmiare, per altri richiama concetti meno limitati a una quotidianità d'azienda, ma abbraccia aspetti variegati, che a tratti richiamano il senso base della missione imprenditoriale: creare. E per l'imprenditore-creatore, la componente tecnologica ha confermato essere il secondo fattore abilitante, proprio dopo l'idea di impresa. Un fattore, oltretutto, in grado di innescare un meccanismo virtuoso di creazione.

Sotto il profilo It, innovazione, quindi, oggi vuol dire tante cose: valorizzare gli asset; mettere a frutto i benefici dell'ecosistema; mettersi in rete sfruttando le opportunità dell'opensource; aspettare con fiducia Windows Vista e Office 2007; capacità dinamica di adattamento; un percorso culturale; coraggio: permeare l'azienda con l'It; arte di costruire; ampliare la facilità d'uso delle strutture; quotidianità; una scommessa; coraggio di selezionare gli investimenti; mettere insieme più cose in un modo nuovo; cambiare mentalità; saper ascoltare i clienti.

Secondo Giorgio Rapari, presidente di Assintel, «l'innovazione oggi non può essere disgiunta dallo sviluppo di impresa. È importante aiutare le aziende a comprendere che innovazione non significa acquistare un computer nuovo, ma porsi in un'ottica evolutiva. Fondamentale per innescare il processo è un giusto utilizzo delle best practice. Io auspico la creazione di un gruppo di aziende di eccellenza in grado di fungere da motori e da ispiratori per le altre, soprattutto per quelle di più piccole dimensioni. È un processo fondamentale, che non prescinde da un iter formativo che renderei obbligatorio per tutti. Come associazione io lavorerei proprio per trasformare la formazione in un processo costante, magari attraverso un unico istituto che riunisca i diversi centri formativi presenti sul territorio».

Gli ha fatto eco Paolo Peraro, Business simulation manager di Cesim, dicendo che «quando si parla di formazione troppo spesso ci si concentra sulle tecnologie, senza dare lo spazio adeguato alle persone. Senza, in altre parole, riuscire a creare quella giusta commistione tra creatività ed execution. Perché di innovazione si riesce davvero a parlare solo se la si declina su tre assi: tecnologia, processi, persone».

Sul crinale dell'efficientismo dei processi coniugato alle operazioni delle persone si è posto anche Luca Miraglia, general manager di Canon Cbs Marketing, dicendo che «per il mondo delle imprese, non si tratta di adottare prodotti o soluzioni. Si tratta di uno spostamento di visione, che nel nostro caso diventa quella della gestione dei flussi documentali, per la distribuzione della documentazione in azienda, con effetti visibili sia in termini di risparmio, sia di ottimizzazione dei processi».

Sul tema, per Ferdinando Salafia, responsabile della divisione Office di Xerox, due sono le declinazioni possibili dell'innovazione. Una è la ricerca, «declinazione che per quanto ci riguarda da vicino, fa parte del nostro Dna, come dimostrano gli investimenti in ricerca e sviluppo che facciamo e i centri di eccellenza in cui sperimentiamo nuovi prodotti per ottimizzare il rapporto uomo-macchina». Dal punto di vista del mercato, invece, «l'innovazione è riuscire a rendere il document management una reale opportunità, un investimento monitorabile, misurabile e pervasivo rispetto all'azienda. L'ottimizzazione è la chiave di tutto».

A proposito di ottimizzazione, Fabio Bruschi, country manager di Apc ci ha posto il dilemma: «È meglio parlare di nuova invenzione o di reale innovazione? Credo si possa parlare di innovazione solo quando una invenzione riesce a generare un reale beneficio, quando la novità tecnologica riesce ad abilitare un approccio diverso e più conveniente per chi la utilizzerà. Nel nostro caso l'innovazione è arrivata con Infrastructure, con cui abbiamo consentito alle imprese un approccio diverso alla gestione dei sistemi informativi, facendole concentrare sul loro core business».

Per Salvatore Finatti, Channel sales manager di Sony Peripherals, «a volte innovazione può significare ridare linfa a tecnologie esistenti da tempo e mai davvero abbandonate, aggiornandole e rendendole adeguate al cambiamento delle esigenze. Come il back up a nastro, mai davvero abbandonato, nonostante l'esplosione del back up a disco, e oggi completamente ristudiato per offrire nuove e maggiori garanzie in termini di velocità e robustezza».

La visione pratica del processo innovativo è stata condivisa da Vincenzo Verità, responsabile divisione Office di Asem, per il quale «innovazione significa anche saper scegliere su quale mercato stare, in ragione dei reali economic in gioco. Allora significa anche utilizzare una piattaforma standard estendendone l'ambito di applicazione».

Tema analogo per Lorenzo Zubani, presidente di Elettrodata, per il quale, è vero che «operando sul canale c'è poco da innovare, se non i termini di processi logistici. Ma se guardiamo a un fenomeno come Windows Vista, allora abbiamo di fronte un motore di innovazione. Una volta tanto un software saprà far aumentare le prestazioni dell'utenza».

In parziale sintonia sul tema della “normalità quotidiana”, c'è da registrare la posizione di Vittorio Recchia, amministratore unico di SferCom, che ha rilevato come «la gente utilizza ciò che sa. Così i rivenditori vendono meglio quello che conoscono. E chi distribuisce, come noi, sceglie soluzioni professionali e alte competenze».

E sull'argomento della quotidianità è intervenuto anche Marco Faller, Commercial manager di Enermax, società produttrice di alimentatori che ha invitato a dare importanza al fenomeno del risparmio energetico. In tal senso la limitazione degli sprechi è un generatore virtuoso di innovazione, sia in ambito aziendale, sia sociale.

Un investimento più corposo di quello di un alimentatore è quello relativo alle strumentazioni per il controllo della rete. Ma l'ottica è la stessa: efficientare il funzionamento. Allora anche per Luigi Bernardo, sales manager di Fluke Networks, «innovazione è avere il coraggio di selezionare gli investimenti, di capire cosa vale. Per farlo, i direttori It non possono limitarsi ad avere una visione tecnologica, ma devono legare le proprie operazioni al business. In tal senso l'innovazione efficientista è solo di breve periodo, miope».

Aulico e al tempo stesso realistico è stato Fabio Vennettilli, responsabile di Cata Informatica, per il quale «l'innovazione è fruibile quando non si vede, quando non ci sono sovrastrutture. Cioè quando non è più innovazione. Pertanto, la troviamo nei processi, nei flussi di lavoro. Portare la fruibilità dei processi ovunque è certo un buon modo per innovare».

Fare innovazione significa anche occuparsi, con criterio, di sicurezza. Allora per Roberto Puma, country manager Panda Software «ciò significa accettare in primo luogo che lo scenario sia cambiato rispetto a un paio di anni fa». Oggi si parla di motivazioni economiche, di furti, di truffe vere e proprie, perpetrate via computer. L'obiettivo di chi fornisce sicurezza, e di conseguenza l'innovazione, è rendere disponibili soluzioni efficaci e semplici da implementare. Anche coi servizi gestiti? «In Italia è ancora prematuro: noto curiosità, certo, ma anche molte perplessità, forse più di tipo culturale che tecnico o strategico».

Ancora. «In un momento in cui le aziende tendono a ridurre le risorse, senza però abbassare le loro richieste in termini di standard qualitativi, fare innovazione - è l'opinione di Ombretta Comi, marketing manager di McAfee - significa anche porsi in una veste propositiva ed educativa, identificando nuove strade per garantire il servizio agli utenti».

Già, gli utenti. Non sono poche le società che individuano, oltre all'efficientismo, la chiave dello sviluppo innovativo nel delicato rapporto che esiste fra fornitore di tecnologia e utente. Come Olivetti, il cui responsabile del business Consumer per l'Europa, Nicola D'Amato, ha sostenuto che «innovazione è tutto ciò che cambia le regole del gioco. Lo è stato l'iPod, lo è stata la Playstation. Nel nostro caso significa intepretare prodotti di largo consumo in un'ottica di maggiore vicinanza al cliente».

In tal senso, altro innovatore storico è stato Research In Motion (Rim), la società che con il Blackberry ha modificato gli stilemi di utilizzo della comunicazione mobile.Logico, quindi, che per il direttore commerciale Robert Perin innovazione significhi puntare su servizi nuovi senza dover chiedere di aumentare la banda e la memoria dei dispositivi. Il che equivale a dire consolidare un'abitudine di consumo della comunicazione, arricchendola senza dover ogni volta potenziare l'infrastruttura.

«Nessuna forzatura» richiedesi anche per Lenovo. Lo ha confermato il responsabile commerciale italiano della società, Flavio Pozzi. «Il nostro ruolo - ha detto - è quello di stimolare nuovi bisogni di utilizzo tecnologico, che consentano poi di risolvere problematiche vere. Come la sicurezza, che è uno dei motivi che possono spingere oggi le aziende a un cambio di piattaforma». E in questo impeto al progresso infrastrutturale anche Pozzi ha richiamato un tema che ha echeggiato in più conversazioni, l'arrivo di Windows Vista, abbinandolo all'avvento della tecnologia dual-core.

Per alcuni, come Federico Ranfagni, sales manager di Incomedia, innovazione fa rima con accessibilità delle soluzioni informatiche (e quindi con semplicità di utilizzo). Per altri il tema, pur rimanendo nella sfera della semplificazione d'accesso, assurge a livelli più complessi.

Come per Denis Nalon, Marketing manager di Fujitsu Services, che ha osservato come sia necessario «offrire ai clienti soluzioni innovative per approccio, contenuti e risultato, dato che innovazione significa migliorare la customer experience. Tutti gli operatori It che offrono servizi puntano su Service level agreement per differenziarsi, mentre i buyer tendono a valutare i risultati di un'iniziativa o di un progetto sulla base del ritorno sugli investimenti. Spesso, però, aziende brave a definire gli Sla, erogano, poi, pessimi servizi, e un'iniziativa buona sulla carta finisce per dare ritorni solo a lungo termine».

E dato che la contrazione degli acquisti colpisce tutti gli operatori, è normale che una società come Sbs, secondo il responsabile relazioni esterne, Camilla Doni, punti sull'innovazione per creare differenze sul mercato.

Allo stesso modo, per Domenico Lorefice, presidente di Ready Informatica, la vera innovazione è quella che ti fa distinguere sul mercato, consentendoti di fare squadra con il cliente, per progetti su misura e di qualità.

È il cliente, allora, che rappresenta la chiave dell'innovazione? Affermativo per Ermanno Bonifazi, Ceo di Solgenia, che ha addirittura eliminato la macchina commerciale classica e l'ha sostituita con una struttura consulenziale, che prima di tutto cerca di capire l'utenza.

E non si discosta dalla rotta conoscitiva Fabrizio Saro, presidente di Arti Informatiche, per il quale innovazione ha come sinonimo «saper costruire software dedicati. Soluzioni concrete, non astratte dal problema».

E nemmeno Vieri Chiti, direttore del Microsoft Business Solutions Group è lontano da questa posizione, dato che ha sostenuto che le nuove applicazioni gestionali devono rompere le resistenze all'innovazione applicativa che ancora affliggono molte imprese utilizzando «la semplicità di utilizzo come filosofia di base».

In sostanza si tratta di stravolgere l'impostazione tradizionale del paradigma informatico. Lo ha confermato Ermanno Lucci , marketing manager di Datalogic, società che opera nella logistica con barcode e Rfid, per la quale «intrecciarsi con l'Information technology è diventata sempre più una necessità per offrire soluzioni adeguate alle esigenze delle imprese».

Imprese che, secondo Massimiliano Domenichini di Tai, «devono possedere le linee guida per implementare un processo, ma demandarne il compito a chi può offrire valore aggiunto. Ciò che conta non è capire ogni riga di codice, ma accrescere la capacità di sviluppare i progetti».

E teniamo conto, come ha osservato Massimiliano Cariola, marketing manager di Bt, siamo in un mondo in cui le aziende devono fare i conti con una stratificazione di servizi e applicazioni, sia It, sia Tlc. Quindi innovazione vuol dire saper semplificare e convergere.

Senza andare troppo in alto, il concetto vale sia per le Pmi, come ha confermato TeamSystem, tramite il responsabile commerciale Stefano Matera, che ha detto che «per le Pmi innovare significa incrementare efficienza, un'operazione attuabile attraverso la tecnologia, che agisce come strumento abilitante, e innovare, quindi, non significa rivoluzionare, ma fare miglioramenti, abbattendo tempi e costi di progettualità»; sia per le medio grandi aziende, dove, come ha detto Patrizio Bof di Pat, il cliente vuol vedere risolti i problemi e fa attenzione al Roi.

«Fondamentalmente - ha confermato Antonello Morina, presidente di Esa Software - l'innovazione va vista come un concetto organizzativo e comporta il coraggio di rivedere se stessi».

Tramite i processi, anche per Giorgio Merli, responsabile consulenza di direzione di Ibm, che si è aiutato con un esempio: «Ormai esistono strumenti evoluti di gestione che possono offrire una tracciabilità continua dei prodotti per tutto il loro ciclo di vita. Nel medio termine, quindi, è importante ripensare la catena del valore». Innovazione, allora, è guardare avanti. Come fa Reply. Ha spiegato la partner, Elena Privitera: «Noi parlavamo di Soa già cinque anni fa. Oggi è un termine obsoleto: il focus è sulla multimedialità».

E in tema di visione di lungo periodo, chiudiamo con Sun. Il manager italiano Franco Roman , in visita allo Smau, ha ricordato come la sua società «ha fatto della rete il maggiore driver dell'innovazione. Ma c'è ancora molto da fare per l'interconnessione fra le aziende. Un modo per qualificare l'offerta di soluzioni di innovazione per le aziende italiane è quello dell'opensource». Che Sun ha adottato.

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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