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Le domande da porsi per un corretto outsourcing
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Le domande da porsi per un corretto outsourcing
Superare l’alternativa del make or buy. L’esperienza del Consorzio Operativo Gruppo Monte dei Paschi di Siena.
24 Aprile 2007
Da più parti arriva il messaggio che l'outsourcing si sta evolvendo, che sta cambiando pelle. Che da semplice delega di attività non core, sta diventando sempre più una strategia da perseguire insieme ai partner (si badi bene, non all'outsourcer), per raggiungere nuovi livelli di eccellenza aziendali.

Il problema è che se sul principio, molti si trovano d'accordo, più difficile risulta tradurre in modo operativo quanto deciso ai grandi vertici. E questo per due motivi: il primo è che non esiste una strategia uguale per tutti, ciascuna azienda è una storia a sé e la replicabilità delle strategie non porta agli stessi risultati. Secondariamente, interpretare in azioni operative le strategie messe a punto a tavolino per progetti di sourcing non è affatto facile.

Disegnare una strategia di sourcing richiede una fase di analisi ed una esecutiva ben distinte fra loro. "Nella fase di analisi - spiega Francesco Ortesta, responsabile del processo di definizione e governo delle politiche di sourcing del Consorzio Operativo Gruppo Monte Paschi di Siena - bisogna sapere rispondere in modo coerente, non episodico e soddisfacente alle seguenti domande":

  • Possiamo farlo con le risorse interne?
  • E' conveniente farlo con le risorse interne?
  • Quali sono i rischi connessi all'esternalizzazione/accentramento?
  • Quali sono i vantaggi?
  • E' possibile tornare indietro?

A questo punto, solo dopo aver disegnato la mappa delle possibili alternative si può passare alla fase esecutiva e rispondere alle seguenti domande:

  • Che cosa?
  • A chi?
  • Dove?
  • Come?

Ortesta sottolinea come la nuova relazione con i fornitori deve superare la natura puramente commerciale per arrivare a un rapporto basato sullo scambio di know how e di competenze. I fornitori insomma devono essere strategici per la crescita e la competitività aziendale. "La partnership - conclude Ortesta - va inquadrata come un programma di cambiamento per ottenere la creazione di un valore prolungato nel tempo invece di un benificio una tantum".

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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