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SOA, SaaS, SOAP: come destreggiarsi nei meandri delle sigle
Management
SOA, SaaS, SOAP: come destreggiarsi nei meandri delle sigle
Parte integrante del gergo di chi lavora nell'information technology, gli acronimi spesso non sono né chiari né intuitivi. E possono avere significati differenti a seconda dell’ambito in cui si opera. Ecco qualche consiglio per non annegare in questo mare di lettere.
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20 Aprile 2009

SOA, SaaS, DPWS, WSD, SOAP, XRBL. Chi può strare al passo con tutti questi acronimi? Fortunatamente, la maggior parte del personale di uno staff tecnico non è obbligata a farlo. Un programmatore che si occupa di Web service probabilmente ha bisogno di sapere cosa significa DPWS (Devices Profile for Web Services) e cosa fa, ma a un amministratore di rete non interessa affatto.

Però i CIO hanno bisogno di "dialogare" sia con i programmatori Web sia con gli amministratori di rete e quindi molti di loro rischiano di perdersi in questa selva di acronimi.

Se sei un persona che si occupa di sicurezza, è sufficiente che impari le sigle pertinenti alla tua area - spiega Jay Aho, CEO di Gen18, un'azienda che offre consulenza nelle vendite ed è specializzata in clienti It -. Ma se sei un CIO, devi poter sostenere discussioni intelligenti in vari ambiti e discipline”.

Questo aspetto sta diventando sempre più critico - e impegnativo - per i manager IT, con l'aumentare di tecnologie cross-funzionali e discipline come il business process management (BPM), l'Enterprise Resource Planning (ERP) o la Service-Oriented Architecture (SOA). “Nessuno opera più solo all'interno di un ambito specifico - afferma Aho -. Anche chi si occupa di sicurezza deve parlare di infrastrutture e applicazioni”.

Naturalmente, le persone dell'IT non sono le uniche a doversi destreggiare nel meandro degli acronimi. Praticamente ogni settore industriale si avvale di termini esoterici e specializzati e di combinazioni di lettere. “Le persone tendono naturalmente a usare acronimi perché questo è un modo per accelerare le comunicazioni: CRM invece di Customer Relationship Management o ERP invece di Enterprise Resource Planning” sostiene Bart Dahmer, manager IT che ha lavorato in una serie di aziende Fortune 500. Egli aggiunge che gli esperti in vari settori tecnici "non si rendono conto che stanno utilizzando acronimi fino a quando non parlano con qualcuno di un altro settore o appartenente a un diverso ambito business e devono fermarsi e spiegare ciò che stanno dicendo".

Stare al passo con gli acronimi può essere molto impegnativo, anche per uno specialista. Oggi una combinazione di lettere può diventare rapidamente obsoleta o addirittura scomparire, ma può anche accadere che assuma nuovi significati.

Per fare un esempio: nel 1996, il DTMF ha cambiato il suo significato da Desktop Management Task Force in Distributed Management Task Force. Questa variazione riflette un più ampio mandato degli standard di un'organizzazione a sviluppare e promuovere il Common Information Model, una serie di definizioni standardizzate per la gestione di sistemi, reti, applicazioni e servizi.

Kevin Beaver, consulente indipendente di information security e blogger, precisa che ciò che lui ritiene particolarmente fastidioso sono gli acronimi "vendor-fluffed, marketing-focused - o VFMF". I vendor cercano di trasformare i loro concetti di marketing o di prodotti in standard industriali, aggiungendo così più ingredienti - e confusione - al minestrone di acronimi, sottolinea Beaver.

Indovinare cosa significano le varie lettere di un acronimo può essere complesso. In questo senso, Aho prende come esempio un prodotto di Cisco per il monitoring, chiamato MARS, che significa Monitoring, Analysis and Response System. Ma lui fa notare che questa sigla potrebbe facilmente significare anche Monitoring, Analysis and Response System.

A peggiorare le cose contribuisce anche il fatto che uno stesso acronimo può avere molteplici significati. Se andate su Wikipedia, troverete più di una dozzina di definizioni di CRM. Naturalmente, un manager IT presupporrà che sia l'acronimo di Customer Relationship Management. Ma cosa succede se lavorate per una società di investimenti e avete a che fare con utenti i quali pensano che CRM stia per credit risk management?

Che cosa deve fare un CIO per non annegare in questo mare di acronimi? “Leggere pubblicazioni commerciali di altre discipline o aree con cui deve interagire su base regolare, tentando di imparare il gergo e i termini chiave”, suggerisce Dahmer. Cercate con Google l'acronimo sul web: Wikipedia è un buon punto di partenza. Ci sono anche strumenti software che definiscono e spiegano le varie sigle.

Molti concordano sul fatto che il modo migliore per destreggiarsi nei meandri dell'alfabeto IT è puntare alla sostanza del significato, piuttosto che preoccuparsi di ricordare quale parola rappresentino le singole lettere.

Chiunque può parlare con gergo tecnico, facendo sembrare che stia dicendo una cosa intelligente - dice Beaver -. Ma finché non si traducono le cose in termini pertinenti al business che il management può comprendere, non si avranno reali vantaggi. Usando gli acronimi, i professionisti IT possono delineare in modo chiaro e sintetico ciò che è davvero importante. E questo può essere il vero beneficio”.

Comunque sia, ci sarà sempre la possibilità che sorgano fraintendimenti comunicativi. Aho ricorda che a una fiera chiese a un'azienda di software se un suo prodotto avrebbe potuto funzionare su ATM. “Il venditore apparve stupito - afferma Aho - e disse: Sono sicuro che si potrebbe fare, ma perché vorrebbe farlo girare su uno sportello Bancomat?”.

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