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La virtualizzazione fra ROI e problemi di gestione
Datacenter
La virtualizzazione fra ROI e problemi di gestione
Sono molti i pro del datacenter virtualizzato, come consolidamento dei server o aumento del ROI. Tuttavia, questo passaggio non va sottovalutato perché comporta un cambiamento culturale e dei processi aziendali.
08 Giugno 2009

La tecnologia di virtualizzazione ha portato una serie di miglioramenti ai data center del midmarket, come per esempio il consolidamento dei server, l'aumento del ROI, il potenziamento del disaster recovery e delle strategie di business continuity. Però ha anche introdotto nuove problematiche di gestione.

Alcune di queste sono comuni, come la gestione degli asset e le problematiche di integrazione. Tuttavia, la velocità della rivoluzione virtuale e la complessità della tecnologia si sono lasciate alle spalle la capacità di gestire questi problemi.

Concetti base della virtualizzazione
Nella sua forma basilare in riferimento ai sistemi operativi, la virtualizzazione una tecnica con la quale si supporta l'esecuzione contemporanea di più sistemi "ospiti" all'interno di uno stesso hardware fisico. La virtualizzazione è spesso usata per riunire tra loro le risorse fisiche: per esempio, lo storage dei server appare come un'unica risorsa logica sulla rete.

Le aziende stanno utilizzando la virtualizzazione per aumentare le risorse di storage, per consolidare i server fisici e ridurre i costi in componenti hardware. Minori costi delle licenze software e un migliore e meno costoso accesso al disaster recovery e alla business continuity sono due dei vantaggi che risultano particolarmente utili per le organizzazioni IT.

La virtualizzazione nelle medie aziende
Nonostante un aumento nel ROI, la virtualizzazione sta recuperando più lentamente nelle medie imprese rispetto alle imprese di dimensioni maggiori. Uno studio di Forrester Research ha rivelato che solo il 40% dei 73 decision maker IT di aziende di piccole e medie imprese intervistati stavano usando un server di virtualizzazione da meno di un anno. Il 18% ha dichiarato che usava la virtualizzazione da almeno un anno e il 15% da almeno due anni. Nello stesso studio, il 27% delle 138 imprese di grandi dimensioni intervistate ha dichiarato che stava utilizzando la virtualizzazione da almeno due anni.

L'indagine ha rivelato che le motivazioni per cui le medie aziende hanno adottato la virtualizzazione sono un po' sorprendenti. Il 49% degli intervistati ha affermato che il miglioramento del disaster recovery e della business continuity è una motivazione molto importante per diventare virtuali. Il 46% ha invece indicato come molto importanti la migliore gestibilità e la flessibilità del server mentre il 38% ha dichiarato di essere stato più motivato dalla possibilità di ridurre i costi hardware.

La virtualizzazione sta portando miglioramenti e problemi allo stesso tempo - ha affermato James Staten, un analista di Forrester -. Il lifecycle management dei server è una vera sfida”.

VMware, IBM, Microsoft, Citrix Systems e altri offrono pacchetti di gestione della virtualizzazione per le loro offerte di macchine virtuali (VM). Ma secondo gli analisti, la maggior parte di questi pacchetti non raggiungono lo scopo, quando hanno a che fare con i tradizionali sistemi di gestione.

Fluke Networks sta muovendo i primi passi nel mondo della gestione virtuale partendo dall'ambito delle reti con la sua strategia di ottimizzazione WAN (Wide Area Network). Jason Landers, product manager per la società NetFlow Tracker, ha detto che l'ottimizzazione WAN può migliorare le prestazioni delle applicazioni con l'utilizzo più efficiente della larghezza di banda per i datacenter. L'azienda sta rapidamente aggiungendo funzionalità per un più granulare monitoraggio delle applicazioni per permettere all'IT di tenere traccia dell'efficienza dell'utilizzo delle VM. “Dovete sapere dove stanno andando le vostre risorse, o non otterrete il payback desiderato”, ha detto Landers.

Consolidare correttamente i server
Il consolidamento dei server è la prima cosa a cui la maggior parte dei CIO pensa quando sente la parola "virtualizzazione" e questo è uno dei grandi vantaggi. Tagliare le spese per l'hardware, ridurre l'occupazione di spazio e diminuire i costi di gestione energetica: in questo modo si raggiunge rapidamente il ROI.

Ma per molte aziende, il consolidamento dei server ha portato alla diffusione disordinata dei server virtuali. Dato che è facile e veloce clonare server, spesso cloni inutilizzati o inattivi vengono abbandonati. “Prima della virtualizzazione, se dovevate dismettere un server lo eliminavate, ora invece rimane lì e si finisce con avere una diffusione disordinata di server virtuali”, ha sostenuto Staten. E diventa sempre più difficile tenere traccia di quali applicazioni sono in esecuzione e su quale server virtuale stanno girando.

Gestire il server virtuale
Un altro aspetto da affrontare è la gestione dei cambiamenti o dei problemi. Questa è una vera complicazione, soprattutto quando più versioni dello stesso sistema operativo sono in esecuzione su più server virtuali nel datacenter. “Diventa un incubo l'affidabilità a livello di patch”, ha sottolineato Staten. Per funzionare correttamente, un'applicazione può aver bisogno di una particolare versione di un sistema operativo con un particolare livello di patch e se si verifica un problema il monitoraggio può risultare difficile. Non sono ancora disponibili strumenti che possono riconoscere, controllare e fissare i livelli di patch a seconda dell'applicazione e dei suoi parametri di funzionamento, ma lo saranno l'anno prossimo, ha concluso Staten.

È facile ottenere la virtualizzazione del primo 15% dei propri server. Il bello viene dopo, quando si ha a che fare con il resto dei server”, ha puntualizzato Simon Crosby, CTO di Citrix (i prodotti di Citrix sono focalizzati sulla virtualizzazione delle applicazioni e consentono alle imprese di far girare e gestire il software da un server remoto, virtuale o fisico).

Sherron Associates, una società di gestione immobiliare americana, è un buon esempio di come piccoli datacenter virtualizzati sono in grado di fornire tutti i vantaggi della tecnologia senza far venire il mal di testa a chi li deve gestire. L'azienda utilizza tre server fisici e otto server virtuali per sorvegliare circa 25 proprietà separate. Sherron Associates ha implementato i server virtuali in febbraio, ha affermato Gayle Spencer, amministratore di rete dell'azienda.

Avevamo bisogno di tenere le nostre applicazioni contabili al di fuori del nostro vecchio hardware ed eravamo arrivati al punto in cui dovevamo sostituire il vecchio hardware”, ha detto Spencer. Questo avrebbe significato un importante investimento, probabilmente 10.000 dollari per ogni server, ritiene Spencer. La società utilizza oggi Citrix XenApp per gestire il setup virtualizzato.

I data center virtualizzati necessitano di nuovi processi
Presso Sherron Associates, la gestione del cambiamento è semplice, ma nella maggior parte delle aziende con centinaia o addirittura migliaia di server virtuali, è tutta un'altra storia. “La virtualizzazione cambia tutto, non solo l'architettura ma anche la cultura all'interno delle imprese”, ha detto Tom Bittman, vice president di Gartner e direttore delle indagini sulle infrastrutture e le practice per le operation.

Bittman concorda con Staten quando dice che la gestione del cambiamento all'interno di datacenter virtualizzati è sicuramente una sfida. “Il problema è che le imprese hanno introdotto la virtualizzazione, ma non hanno cambiato i loro processi di gestione del cambiamento”, ha detto Bittman. Il quale ha aggiunto anche che i processi di asset management, di performance management e di capacity management pre-virtualizzazione hanno bisogno di essere rinnovati per stare al passo con il nuovo ambiente di data center.

Ma ci sono aspetti di business che vanno oltre i data center virtuali e raggiungono i punti cruciali dell'IT, ha affermato Bittman. In un certo senso, le divisioni IT di molte aziende stanno diventando vittime del successo della virtualizzazione. Il motivo? Siccome è tanto facile dar vita a macchine virtuali, i business manager spesso chiedono più di quello di cui hanno bisogno oppure chiedono quello di cui non hanno bisogno.

Bittman ha detto che nel corso degli ultimi sei mesi ha ricevuto oltre 1.700 richieste da CIO e da altri manager IT in relazione a come comportarsi con l'abbondanza dei server virtuali e di come destinarli alle risorse IT. In pratica, si tratta di stabilire se una business unit può sostenere il costo della propria quota di risorse di virtualizzazione.

Prima della virtualizzazione, lo staff IT era piuttosto giudizioso riguardo le richieste di server. Sapeva che ci voleva molto tempo per ottenere un'approvazione, per cui non chiedeva macchine aggiuntive a meno che non fossero davvero necessarie. “Ora, l'impresa sa che ci vogliono solo due giorni per avere una macchina virtuale, così non viene più visto come un problema - ha precisato Bittman -. È necessario introdurre un certo attrito nel processo. Dobbiamo muoverci verso un sistema di charge-back, e lo faremo. Abbiamo bisogno di trattare l'IT come qualsiasi altra business unit dell'azienda ed esplicitare se utilizza un numero eccessivo di risorse IT.

La virtualizzazione sblocca il cloud computing - ha aggiunto Bittman -. Sotto la virtualizzazione, tutta l'IT diventa un insieme variabile di risorse. La business unit può non essere più un collettore di servizi”.

Per molte aziende, spostare il data center verso un “virtual cloud”, sia internamente sia tramite terzi, diventa sempre più allettante. “Alle Pmi, i data center virtuali possono fornire servizi di qualità superiore a costi inferiori”, ha concluso Bittman.

Il Sole 24 ORE S.p.A.

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